Nulla accade per caso.
Il caldo di fine giugno o le piogge di luglio. La città che non si svuota più e la città che accoglie turisti. Le fontane romane che dispensano acqua a non finire e negozi che tentano di attrarre quanti più clienti invogliandoli ad acquistare a prezzi scontati ma non stracciati.
In questo scenario estivo, a due passi dalla Galleria Sciarra in Via Minghetti, all’interno del Museo Fondazione Roma, si è svolta la mostra dal titolo: HOGARTH REYNOLDS TURNER. PITTURA INGLESE VERSO LA MODERNITÀ.
La modernità è vista attraverso gli occhi di artisti che, fin dalla prima metà del 1700, iniziavano a comprendere cosa volesse dire entrare in una nuova era, fatta di imponenti costruzioni, di nuove scoperte scientifiche, di importanti invenzioni che porteranno la Gran Bretagna ad essere un punto di riferimento in tutta Europa per oltre un secolo.
Ad introdurci in questo scenario è un’opera del pittore italiano Marco Ricci, dal titolo “View of the Mall in Saint James’s Park”. Questo olio su tela, dipinto probabilmente tra il 1709 e il 1710 ci catapulta in una passeggiata alberata e ci fa percorrere il lungo viale che porta alla metropoli londinese, della quale svettano a sinistra la Elizabeth Tower e a destra la St Paul’s Cathedral che proprio in quegli anni veniva terminata. Il viale è molto affollato, perché il parco era il luogo preferito dalla borghesia per incontrarsi, passeggiare, parlare e decidere a volte importanti questioni.
Il così detto “Vedutismo” si arricchisce di un’altra opera importante, quella di Samuel Scott che come in una fotografia ante operam fissa sulla tela lo stato dei lavori della costruzione del ponte di Westminster alla data del 1742. Inconcepibile oggi l’idea di dipingere un cantiere, ma all’epoca in cui il dipinto fu terminato, la costruzione del ponte era percepita come un prodigio dell’ingegno umano e considerata l’opera più ardita d’Europa.
Degno di menzione è senza dubbio il dipinto che segue, quello di un altro pittore italiano, Giovanni Antonio Canal, veneziano, conosciuto con il nome di Canaletto. Dopo averci consegnato vedute di Padova e Venezia, si trasferisce a Londra firmando altri capolavori. Nel caso specifico ci chiede di soffermarci sotto un’arcata del ponte di Westminster ormai quasi terminato. Non possiamo fare a meno di alzare lo sguardo verso un luminoso cielo italiano che ha poco di anglosassone, ma che è simbolo di perfezione con la sua luce e il suo azzurro penetrante. La città di Londra divisa in due dal Tamigi ed un secchio che pende sulla destra del quadro, arricchiscono ancor di più questa tela di particolari e ci fanno capire che la città non dorme mai, il lavoro non si ferma. E’ la modernità a chiedere ritmi sempre più intensi.
Londra è una città moderna, i suoi artisti ne percepiscono la grandezza e ne sono orgogliosi. Questo orgoglio traspare dalle parole di Daniel Defoe nel suo racconto in tre volumi “A Tour Trough The Whole Island of Great Britain”, parole che non lasciano dubbi circa il punto di vista sulla modernità: “(…) nuove imprese commerciali, invenzioni, macchine, manufatti, in una Nazione che va avanti e progredisce sotto i nostri occhi. Tutto ciò apre nuovi scenari ogni giorno e fa si che l’Inghilterra mostri una faccia nuova e diversa”. La faccia nuova dell’Inghilterra della quale scrive ancora: “Dovunque andiamo e da qualsiasi parte guardiamo, osserviamo qualcosa di nuovo di significativo, qualcosa che val bene il soggiorno di un viaggiatore e l’interesse di uno scrittore”. Non poteva quindi che essere Londra lo specchio di tale orgoglio “(…) considero questa città, uno dei posti più gradevoli d’Inghilterra”.
Lasciamo per un momento la Letteratura per riprendere il cammino attraverso i corridoi della mostra alle cui pareti troviamo, per dare un senso di continuità alle parole di Defoe, ritratti di illustri uomini rappresentativi della modernità inglese come Richard Arckwright, paffuto e brillante ingegnere e uomo d’affari che grazie alle sue invenzioni in campo manifatturiero contribuì non poco allo sviluppo dell’industria tessile durante i primi anni della Rivoluzione Industriale. Altro ritratto è quello di Letizia Ann Saga, prima donna a sorvolare i cieli di Londra e la passione per il volo, altra conquista della modernità, è impressa sulla tela di Julius Cesar Ibbetson dal titolo “The Ascent of Lunardi’s Balloon from St. Geoge’s Field, London” che celebra l’impresa dell’Italiano Vincenzo Lunardi che nel 1784 volò per più di due ore a bordo di una mongolfiera.
Tutta l’Inghilterra del tempo è catturata da uno spirito nazionalistico che rispecchia la fierezza di un Popolo nel pieno del proprio sviluppo economico, culturale ed artistico che non può non essere esaltato. Ecco dunque nella sala successiva la raffigurazione di due scene teatrali, una tratta dalla rappresentazione del Macbeth l’altra dell’Amleto, dipinte rispettivamente da Johan Joseph Zoffany e da Francis Hayman.
La mostra volge alla conclusione, resta da visitare l’ultima sala, quella che ci fa venire voglia di non andare via. A sinistra alcuni dipinti di Joseph Mallord William Turner tra i quali spicca “Paesaggio a Nepi, Lazio, con acquedotto e cascata” risalente al suo viaggio in Italia nel 1828, nel quale, quasi come un precursore del Simbolismo, cerca di raffigurare la luce del cielo italiano, una luce che lo colpisce a tal punto da essere motivo, qualche anno più tardi, di un suo nuovo viaggio in Italia. Non è certo la luce il tema principale delle opere di John Constable, sulla destra, ma se osservando la grande tela di circa due metri di lunghezza dal titolo “Salisbury Cathedral from the Meadows” dipinta nel 1831, vi troverete immersi in quel paesaggio che state osservando, allora il pittore, l’artista più in generale avrà fatto il suo dovere, avrà smosso l’animo dell’osservatore spingendolo oltre, facendo diventare quella raffigurazione motivo di un viaggio.
Tutta la mostra in realtà è un viaggio. Questo peregrinare tra campagna inglese, cieli italiani, invenzioni, ritratti e parole celebrative di un’epoca fondamentale per il futuro sviluppo della Gran Bretagna, si conclude con una poesia di William Wordsworth dal titolo “Lines Written in Early Spring”: “Se questa fede ci giunge dal cielo, se questo è il progetto sacro della Natura, non ho allora ragione di lamentarmi di ciò che l’uomo ha fatto dell’uomo?” Ecco l’Artista che fa riflettere l’uomo. La gioia semplice ed incontrastata della Natura e la malinconia per qualcosa che sta cambiando. E’ il prezzo che si deve pagare. Noi leggiamo, osserviamo, ci emozioniamo e rattristiamo, percorriamo con la mente ancora una volta i corridoi della mostra prima di riconsegnarci al caos della grande metropoli, contraddittorio risultato della modernità.